Cavità Artificiali

Cavità artificiali

01 – Condotte, Cisterne e Pozzi della città di Urbino

speleourbana_condotte_urbino_smallIl sito della città di Urbino, abitato sin dall’ epoca preromana, ha sempre dovuto far fronte all’esigenza di acqua in quanto le falde acquifere racchiuse dentro le sue mura non erano sufficienti a soddisfare il fabbisogno idrico della città. In epoca romana si è assistito alla costruzione di due imponenti cisterne le quali raccoglievano sia le acque piovane sia quelle sotterranee per poi ridistribuirle attraverso un efficiente sistema di tubazioni in piombo alle fontane ed ai principali edifici.

Con l’espansione della città verso nord si è assistito alla costruzione di nuove opere idrauliche, mentre quelle romane caddero in disuso: dal 1988 ad oggi all’interno del centro storico di Urbino sono stati visionati più di 250 pozzi, 39 cisterne e 12 sorgenti. Tali dati risultano essere in difetto in quanto dal dopoguerra ad oggi si è assistito all’interramento di numerosi pozzi e cisterne.

L’opera idraulica più importante è l’ Acquedotto di Santa Lucia ma sono presenti anche altre condotte le quali hanno contribuito ad alimentare fontane, fontanili ecc…
Nel 1902 con la costruzione dei nuovi acquedotti comunali i pozzi, le cisterne e le condotte che avevano per secoli rifornito la città di acqua vennero abbandonate e di molte se ne perse la memoria.

Queste sono solo alcune delle numerose opere idrauliche che sono state da noi documentate.

02 – Cisterne del Monte

speleourbana_rilievo_cisterne_monte_smallSi tratta di due cisterne di forma rettangolare con colonnato al centro, furono edificante i primi anni del 1900 e facevano parte del primo acquedotto costruito ad Urbino, dalla base delle cisterne si snoda un cunicolo in cui vi erano delle tubazioni che alimentavano la parte settentrionale della città.
Tali cisterne sono state utilizzate fino pochi anni fa e sono tuttora funzionanti.

03 – Condotta dell’Istrice

speleourbana_rilievo_condotta_istrice_smallSi tratta di una condotta fuori mura la cui compito era probabilmente quello di drenare le acque che potevano compromettere la stabilità delle mura urbiche, il cunicolo è completamente rivestito di mattoncini tagliati a macchina il che fa presupporre un incamiciamento della struttura intorno agli anni trenta. La condotta si sviluppa per un totale di centodieci metri ad andamento pressoché rettilineo fatta eccezione per le brevi ramificazioni finali, la pavimentazione e in cemento con uno scolo centrale per il drenaggio delle acque, dopo 40 Metri dall’ingresso iniziano una serie gradini con debole pendenza i quali terminano al culmine della galleria la quale si rimette all’esterno tramite un pozzo.
Il dislivello tra i due accessi è di 30 metri.

04 – Condotta di Evagine

speleourbana_rilievo_condotta_evagine_smallLa condotta di Evagine è stata scavata con lo scopo di rifornire di acqua l’omonima fonte rifatta fare nel 1800, in stile neoclassico, dal Cardinale Annibale Albani. Già dall’800 vista l’esigua portata d’acqua della condotta, la fonte venne alimentata, tramite tubature in piombo, da altre sorgenti presenti nel limitrofo Orto Botanico.
Il cunicolo drenante si sviluppa prevalentemente in direzione Nord Ovest per circa 54 mt. L’opera, che ha un’altezza media di circa 1,60 mt. è rivestita da una muratura in mattoncini, sino alla prossimità del culmine della condotta in cui affiora la formazione Marnoso Arenacea, alterata e fessurata, da cui scaturiscono le acque di alimentazione dell’antico acquedotto, anche la pavimentazione, della larghezza di circa 0,70 mt., è costituita da mattoncini, confluenti con debole pendenza verso il centro della condotta, per favorire il deflusso delle acque sotterranee. La pavimentazione è caratterizzata spesso da depositi discontinui di carbonato di calcio di colore biancastro che assumono talora una forma lievemente mammellonare. Purtroppo l’alterazione della formazione geologica non ha consentito di effettuare osservazioni dirette sui litotipi presenti nella porzione terminale dell’acquedotto.
L’opera in argomento è stata oggetto di interventi di ristrutturazione nel secolo scorso, come si è desunto dalla documentazione storica reperita in Comune. In particolare sono stati eseguiti dei lavori di consolidamento di un tratto di cunicolo fatiscente, mediante la realizzazione di setti trasversali di contenimento in muratura.
L’opera è intercettata da un pozzo, parzialmente liberato da laterizi dal Gruppo Speleologico Urbinate, situato planimetricamente in corrispondenza dell’abside della Chiesa di San Francesco.
La portata della scaturigine, misurata nel mese di gennaio 2001, è di modesta entità, abbondantemente inferiore a 0,1 l/sec. Le acque non sono utilizzate e si disperdono nella rete fognante del centro storico.

05 – Condotta di via dei Morti

speleourbana_rilievo_condotta_morti_smallLa condotta è stata scavata per essere utilizzata come troppo pieno del pozzo-cisterna degli Albani, ubicato all’interno del Giardino dei Duchi, il quale tramite tubature in piombo raccoglieva le acque dell’acquedotto di Santa Lucia.
Ora su quello che era un giardino rinascimentale sorge il compesso scolastico “G. Pascoli” edificato in pieno ventennio fascista, la condotta è tutto ciò che rimane delle opere idrauliche del Giardino.
L’ingresso principale della Condotta è situato sullo scosceso pendio compreso tra le mura della città e via dei Morti, in corrispondenza del Palazzo Scolastico. La condotta che si sviluppa per circa 70 mt. in debole pendenza, ha un andamento lievemente sinuoso che si sviluppa in direzione Sud Est La galleria, scavata nella formazione Marnoso Arenacea, a prevalente stratificazione verticalizzata, è rivestita da muratura in mattoni solo all’ingresso ed in alcuni tratti dove, probabilmente, le caratteristiche dei litotipi non offrivano, sia per fenomeni di alterazione che fessurazione della formazione, adeguate garanzie di stabilità.
A circa due terzi del cunicolo, che ha un’altezza media di circa 1,70 mt., è presente sulla destra, una deviazione laterale di 3,50 m. che confluisce, mediante un foro di circa 0,30 mt., al pozzo cisterna del diametro di 2,3 mt, sovrastato da una volta a botte munita sulla sommità di due aperture laterali. Il pozzo è rivestito lateralmente da una caratteristica muratura a secco di blocchi di “bisciaro” ben squadrati; la base dell’opera è ricoperta da uno spesso strato di materiale detritico, di natura limoso argillosa, che non consentito di osservare direttamente le zone di scaturigine delle acque sotterranee. La summenzionata apertura sferica, che mette in comunicazione il pozzo principale con il cunicolo di ingresso, rappresenta lo sfioratore della cisterna. Lo stato generale della condotta è generalmente buono; è presente solo un piccolo crollo della volta in prossimità dell’ingresso di via dei Morti, il cui cumulo detritico, composto da blocchi di natura arenacea, ostacola il deflusso delle acque sotterranee che si sono innalzate localmente di 0,50 mt. circa. La galleria termina con un pozzetto di ispezione di forma quadrangolare in muratura, dell’altezza di 8 mt. circa e delle dimensioni di 0,70 x 0,70 mt., munito di pioli di ferro e cementato in superficie, in corrispondenza del cortile della scuola elementare.
La portata dell’opera di presa, in condizioni di siccità è dell’ordine di 0,02 lt./sec.: il regime idraulico, estremamente variabile, risente direttamente, in relazione alla superficialità del pozzo, delle precipitazioni giornaliere.

06 – Condotta di Santa Lucia

speleourbana_rilievo_condotta_santa_lucia_smallIl Gruppo Speleologico Urbinate è impegnato nella suggestiva esplorazione della rete acquedottistica di cunicoli che si sviluppano nel sottosuolo della Città Ducale, patrimonio dell’UNESCO. Ormai si stava perdendo la memoria di questo importante sistema di cunicoli, custodita solo da alcuni storici locali. Un recente documento datato 1841, rispolverato negli archivi del municipio, ha evidenziato la presenza di una condotta sotterranea, descritta dettagliatamente da un ingegnere, che parte dalla fonte di Santa Lucia in via Bramante e si snoda sino alla chiesa degli Scalzi. Il pozzo di accesso al cunicolo è stato scoperto recentemente a seguito dei lavori di ristrutturazione dell’attuale palazzo del Tribunale, situato in via Raffaello.
Il Gruppo Speleologico ha provveduto a rilevare e a disaminare le caratteristiche tecniche salienti della condotta che si sviluppa per circa 270 mt. Si tratta in sintesi di un’interessante opera di ingegneria di captazione di alcune scaturigini, effluenti dalla formazione geologica fratturata, che alimentavano la Fonte di Santa Lucia. Particolare interesse storico rivestono le epigrafi rinvenute sulle pareti del cunicolo, in cui si sono rilevate date scolpite nell’arenaria dal 1516 sino alla più recente del 1904.